sabato 7 giugno 2008



All'inizio una sede per le api e un quartiere bisogna

cercare,dove i venti non abbiano accesso(perché i

venti impediscono il trasporto del cibo nella casa), e

le pecore e i capretti ruzzanti non calpestino i fiori,

né una giovenca vagando per il campo scuota la ru-

giada dai rami o calpesti l'erba nascente...Invece le

limpide fonti e gli stagni verdeggianti di muschio sia-

no vicini, sottile in fuga tra l'erbe un rigagnolo; una

palma l'ingresso o un grande oleastro ombreggi. Co-

sì, quando per la prima voltai nuovi re guideranno

gli sciami nella primavera che è fatta per loro, e go-

dranno di aver lasciato i favi le giovani api, vicino la

ripa le inviterà a ritrarsi dal clado, e pronta le acco-

glierà con la fronda ospitale la pianta...



Virgilio
, Georgiche


















a proposito della "scomparsa della api"  segnalo l'omonimo libro

di   Sylvie Coyaud



 





mercoledì 14 maggio 2008















Se coltivi con eccessiva tenerezza il tuo " jardin secret",

il giardino segreto della tua anima,

può facilmente accadere che esso cominci a diventare troppo rigoglioso,

insomma a crescere oltre lo spazio assegnatogli

e ad invadere gradatamente anche questi territori della tua anima

che non erano destinati a rimanere segreti.

Pertanto può perfino succedere che l'intera tua anima

si trasformi in un giardino recintato e che,

malgrado tanto fiorire e spandere profumi,

languisca per troppa solitudine.







A. Schnitzler * Doppio sogno*


 


 


 





 


venerdì 9 maggio 2008



 


L'innesto  del Vaiuolo

al Dottore Gianmaria Bicetti de' Buttinoni





O Genovese ove ne vai? qual raggio

Brilla di speme su le audaci antenne?

Non temi oimè le penne

Non anco esperte degli ignoti venti?

Qual ti affida coraggio

All'intentato piano

De lo immenso oceano?

Senti le beffe dell'Europa, senti

Come deride i tuoi sperati eventi.



Ma tu il vulgo dispregia. Erra chi dice,

Che natura ponesse all'uom confine

Di vaste acque marine,

Se gli diè mente onde lor freno imporre:

E dall'alta pendice

Insegnolli a guidare

I gran tronchi sul mare,

E in poderoso canape raccorre

I venti, onde su l'acque ardito scorre.



Così l'eroe nocchier pensa, ed abbatte

I paventati d'Ercole pilastri;

Saluta novelli astri;

E di nuove tempeste ode il ruggito.

Veggon le stupefatte

Genti dell'orbe ascoso

Lo stranier portentoso.

Ei riede; e mostra i suoi tesori ardito

All'Europa, che il beffa ancor sul lito.



Più dell'oro, BICETTI, all'Uomo è cara

Questa del viver suo lunga speranza:

Più dell'oro possanza

Sopra gli animi umani ha la bellezza.

E pur la turba ignara

Or condanna il cimento,

Or resiste all'evento

Di chi 'l doppio tesor le reca; e sprezza

I novi mondi al prisco mondo avvezza.



Come biada orgogliosa in campo estivo,

Cresce di santi abbracciamenti il frutto.

Ringiovanisce tutto

Nell'aspetto de' figli il caro padre;

E dentro al cor giulivo

Contemplando la speme

De le sue ore estreme,

Già cultori apparecchia artieri e squadre

A la patria d'eroi famosa madre.



Crescete o pargoletti: un dì sarete

Tu forte appoggio de le patrie mura,

E tu soave cura,

E lusinghevol' esca ai casti cori.

Ma, oh dio, qual falce miete

De la ridente messe

Le sì dolci promesse?

O quai d'atroce grandine furori

Ne sfregiano il bel verde e i primi fiori?



Fra le tenere membra orribil siede

Tacito seme: e d'improvviso il desta

Una furia funesta

De la stirpe degli uomini flagello.

Urta al di dentro, e fiede

Con lièvito mortale;

E la macchina frale

O al tutto abbatte, o le rapisce il bello,

Quasi a statua d'eroe rival scarpello.



Tutti la furia indomita vorace

Tutti una volta assale ai più verd'anni:

E le strida e gli affanni

Dai tugurj conduce a' regj tetti;

E con la man rapace

Ne le tombe condensa

Prole d'uomini immensa.

Sfugge taluno è vero ai guardi infetti;

Ma palpitando peggior fato aspetti.



Oh miseri! che val di medic' arte

Nè studj oprar nè farmachi nè mani?

Tutti i sudor son vani

Quando il morbo nemico è su la porta;

E vigor gli comparte

De la sorpresa salma

La non perfetta calma.

Oh debil' arte, oh mal secura scorta,

Che il male attendi, e no 'l previeni accorta!



Già non l'attende in orïente il folto

Popol che noi chiamiam barbaro e rude;

Ma sagace delude

Il fiero inevitabile demòne.

Poichè il buon punto ha colto

Onde il mostro conquida,

Coraggioso lo sfida;

E lo astrigne ad usar ne la tenzone

L'armi, che ottuse tra le man gli pone.



Del regnante velen spontaneo elegge

Quel ch'è men tristo; e macolar ne suole

La ben amata prole,

Che non più recidiva in salvo torna.

Però d'umano gregge

Va Pechino coperto;

E di femmineo merto

Tesoreggia il Circasso, e i chiostri adorna

Ove la Dea di Cipri orba soggiorna.



O Montegù, qual peregrina nave,

Barbare terre misurando e mari,

E di popoli varj

Diseppellendo antiqui regni e vasti,

E a noi tornando grave

Di strana gemma e d'auro,

Portò sì gran tesauro,

Che a pareggiare non che a vincer basti

Quel, che tu dall'Eussino a noi recasti?



Rise l'Anglia la Francia Italia rise

Al rammentar del favoloso Innesto:

E il giudizio molesto

De la falsa ragione incontro alzosse.

In van l'effetto arrise

A le imprese tentate;

Chè la falsa pietate

Contro al suo bene e contro al ver si mosse,

E di lamento femminile armosse.



Ben fur preste a raccor gl'infausti doni

Che, attraversando l'oceàno aprico,

Lor condusse Americo;

E ad ambe man li trangugiaron pronte.

De' lacerati troni

Gli avanzi sanguinosi,

E i frutti velenosi

Strinser gioiendo; e da lo stesso fonte

De la vita succhiar spasimi ed onte.



Tal del folle mortal tale è la sorte:

Contra ragione or di natura abusa;

Or di ragion mal usa

Contra natura che i suoi don gli porge.

Questa a schifar la morte

Insegnò madre amante

A un popolo ignorante;

E il popol colto, che tropp'alto scorge,

Contro ai consigli di tal madre insorge.



Sempre il novo, ch'è grande, appar menzogna,

Mio BICETTI, al volgar debile ingegno:

Ma imperturbato il regno

De' saggi dietro all'utile s'ostina.

Minaccia nè vergogna

No 'l frena, no 'l rimove;

Prove accumula a prove;

Del popolare error l'idol rovina,

E la salute ai posteri destina.



Così l'Anglia la Francia Italia vide

Drappel di saggi contro al vulgo armarse.

Lor zelo indomit' arse,

E di popolo in popolo s'accese.

Contro all'armi omicide

Non più debole e nudo;

Ma sotto a certo scudo

Il tenero garzon cauto discese,

E il fato inesorabile sorprese.



Tu sull'orme di quelli ardito corri

Tu pur, BICETTI; e di combatter tenta

La pietà violenta

Che a le Insubriche madri il core implica.

L'umanità soccorri;

Spregia l'ingiusto soglio

Ove s'arman d'orgoglio

La superstizïon del ver nemica,

E l'ostinata folle scola antica.



Quanta parte maggior d'almi nipoti

Coltiverà nostri felici campi!

E quanta fia che avvampi

D'industria in pace o di coraggio in guerra!

Quanta i soavi moti

Propagherà d'amore,

E desterà il languore

Del pigro Imene, che infecondo or erra

Contro all'util comun di terra in terra!



Le giovinette con le man di rosa

Idalio mirto coglieranno un giorno:

All'alta quercia intorno

I giovinetti fronde coglieranno;

E a la tua chioma annosa,

Cui per doppio decoro

Già circonda l'alloro,

Intrecceran ghirlande, e canteranno:

Questi a morte ne tolse o a lungo danno.



Tale il nobile plettro infra le dita

Mi profeteggia armonïoso e dolce,

Nobil plettro che molce

Il duro sasso dell'umana mente;

E da lunge lo invita

Con lusinghevol suono

Verso il ver, verso il buono;

Nè mai con laude bestemmiò nocente

O il falso in trono o la viltà potente.





Giuseppe Parini













Capolavoro di poesia illuministica è l'Innesto del Vaiuolo di Parini, dedicato al dottor Gianmaria Bicetti. C'è un alito messianico: un mondo senza vaiolo poteva essere un meraviglioso sogno. A poco a poco, le malattie vinte ci hanno vaccinati contro il sogno di essere vincitori.



G. Ceronetti  da *Il silenzio del  corpo* materiali per studio di medicina










sabato 19 aprile 2008









Se un uomo vuole, come me, scoprire la verità, deve negare globalmente la struttura della religione: l'idolatria, la propaganda, la paura, la divisione, lei è cristiano e io sono induista. E' un'assurdità e bisogna essere luce a se stessi. Non solo a parole, ma luce perché il mondo è nell'oscurità e un essere umano deve trasformarsi, deve essere luce a se stesso. Questa luce non può venire accesa da nessun altro.





 
J. Krishnamurti - Un modo diverso di vivere

















venerdì 22 febbraio 2008













photo  by petervanallen









Un  pettirosso in gabbia

Mette il cielo intero in furore





W. Blake *Libri profetici*









domenica 23 dicembre 2007





Il primo Natale

di Andrea Carandini







Ma la dimora è legata anche alla festa della nascita di Cristo e all´antica basilica di Anastasia

La capanna del fondato di Roma e il Lupercal erano in relazione con la casa di Augusto cultore delle origini

L´imperatore Costantino aveva concordato con papa Silvestro la data del 25 dicembre

L´abbandono dei riti pagani suscitava malcontento tra i senatori



La capanna di Romolo e il Lupercale erano in relazione con la casa di Augusto, perni della sua relazione con le origini. Ma la dimora è legata anche - ecco la novità - alla festa del Natale di Cristo e alla basilica di Anastasia, volute da Costantino, pegno di un suo inarrestabile destino.

Il Lupercale stava sicuramente alla radice del Palatino verso l´Aventino. Si discute se si trovasse a sinistra delle "scale di Caco" che salivano al monte, oppure alla destra, dove Augusto costruirà la sua casa. Velleio sembra porre il Lupercale sotto il Tempio di Magna Mater, quindi a sinistra; ma va inteso con Servio, per il quale il santuario era in Circo. Ma il Circo cui il Lupercale era rivolto terminava proprio a quelle scale e ove il santuario si fosse trovato alla loro sinistra non avrebbe potuto essere considerato in Circo. Come che sia, la distanza fra le due collocazioni è di soli 66 metri e da Velleio mai si potrà estrarre una pianta. Il ritrovamento recente del ninfeo a cupola decorata con aquila ha rafforzato la collocazione a destra delle scale del Lupercale, che la Soprintendenza ha preferito, e noi con lei.

Il fronte meridionale della casa di Ottaviano si ergeva sopra questo ninfeo - probabile rifacimento da lui voluto della grotta con sorgente del Lupercale - per cui si affacciava dall´alto sull´area sacra. La successiva e sovraimposta casa di Augusto con il Tempio di Apollo, terminata nel 28 a.C., occupava anche l´area del Lupercale, che finì sotto il suo terrazzamento inferiore, per cui lo si sarebbe potuto raggiungere solo tramite ambienti sotterranei aperti sulla facciata verso il Circo (ne è indizio una porta rinvenuta sotto Santa Anastasia).

Su questo terrazzamento ci informa un frammento della pianta marmorea antica. Si trattava del portico inferiore dell´area Apollinis, che racchiudeva una silva e l´ara della Roma Quadrata sulla quale Augusto, imitando Romolo, aveva rifondato la città e l´Impero. Lo stesso frammento mostra inoltre, al centro della facciata, un avancorpo (maenianum), la loggia dalla quale la famiglia imperiale si esponeva al popolo riunito nel Circo. Nei secoli l´avancorpo è venuto avanzando, per l´importanza crescente del confronto fra imperatore e Romani nei circensi. Ma Costantino distruggerà la loggia per costruirvi sopra una basilica…

Il Natale di Cristo al 25 dicembre è stato celebrato solo dopo il Concilio di Nicea del 325 e prima del 335 (Depositio Martyrum), quindi al tempo di Costantino. L´imperatore detestava la Roma pagana, tanto che celebrò i vicennali a Nicomedia sul Mar di Marmara, invitando a palazzo i vescovi - preferiti ai senatori di Roma - affluiti nella vicina Nicea per il primo concilio ecumenico. L´imperatore, novello Augusto unificatore dell´impero (324), si considerava anche vescovo, seppure di un genere particolare, e presiedeva il concilio in cui era stato deciso, finalmente, quando celebrare la Pasqua: resta una sua lettera ai vescovi che dimostra il suo interesse per le principali feste cristiane. La Pasqua doveva essere celebrata non prima dell´equinozio di primavera, visto che al 25 marzo veniva immaginata la passione del Salvatore. Papa Silvestro al concilio non andò, ma Costantino era certamente in contatto con lui, anche per preparare l´ingresso a Roma, previsto per il luglio del 326. Si era anche premurato di nominare il primo prefetto dell´Urbe cristiano, Acilio Severo. Qualcosa si stava preparando, questa volta per il Natale…

Giunto a Roma, l´imperatore celebra l´adventus, di nuovo i vicennali e infine i ludi Romani, mai salendo in Campidoglio e mancando sacrifici e pompe. Senatori e popolo erano furiosi, nacquero tumulti: l´imperatore aveva girato le spalle alla vita civica pagana che a Roma si conservava. Lo sgomento culminò quando ebbe inizio la demolizione del maenianum della casa di Augusto rivolto al Circo. Due piani superiori furono abbattuti e sul primo, risparmiato, fu eretto un edificio in forma di croce: la basilica palatina. Mai tanto era stato osato! Infatti le chiese sorgevano al di fuori dal centro politico pagano, ma ora una chiesa spiccava davanti al Circo, nel cuore di Roma e del mondo.

La basilica fu chiamata di Anastasia. Non si trattava della santa, che verrà poi, ma di una sorella di Costantino, cristiana dalla nascita come rivela il nome, già sposa di Bassiano cui Costantino aveva affidato l´Italia come Cesare, presto soppresso perché passato al perfido Licinio. E´ possibile che la casa di Augusto fosse ancora la residenza della principessa, che figurava pertanto proprietaria del luogo, costruttrice e fondatrice della basilica, piccola (455 metri quadri) ma importantissima. Figurava infatti al terzo posto dopo il Laterano e Santa Maria Maggiore. Inoltre dal V secolo il papa vi celebrava la seconda messa di Natale, dopo la prima, in Santa Maria Maggiore; ma nel IV secolo quest´ultima basilica non esisteva, per cui la prima messa - allora forse l´unica - doveva essere celebrata in origine proprio nella basilica di Anastasia (ricerche di Whitehead degli anni ´20).

Si credeva che Cristo fosse morto il 25 marzo, e non potendo che aver vissuto un numero perfetto di anni, l´incarnazione doveva cadere anch´essa in quella data, per cui la nascita veniva ricostruita, nove mesi dopo, al 25 dicembre. Partendo dalle decisioni del concilio sulla Pasqua, Costantino deve aver concordato con Silvestro questa data per il Natale, che si diffonderà poi nel mondo. A favorirla deve essere stata anche la coincidenza con il Natale del Sole Nuovo, al solstizio d´inverno. E´ possibile pertanto ritenere che il primo Natale fosse stato celebrato a Roma nella basilica di Anastasia appena terminata, forse già nel 326, in questo caso alla presenza della sola principessa, ché Costantino era partito a settembre, a porre la prima pietra di Costantinopoli.

Nel Natale paleocristiano si celebravano insieme nascita ed epifania di Cristo ai pastori nella grotta di Betlemme, e su questa grotta Costantino stava edificando una basilica. Ma i Romani conoscevano un´altra e più antica nascita/epifania: quella di Romolo ai pastori davanti alla grotta del Lupercale. Il fatto che l´ingresso a questo santuario potesse avvenire tramite il piano terreno del maenianum - sotto della basilica palatina - svela come questa chiesa fosse stata fondata anche per contrapporsi ai riti pagani del luogo, specialmente ai Lupercalia (Fauno Luperco veniva rappresentato con l´unghia fessa, per cui sembrava il diavolo). La comparazione fra le sacre grotte di Romolo e di Cristo è testimoniata da San Girolamo, che avvicinava la casa Romuli e il Lupercale visti a Roma con il diversorium Mariae e la Salvatoris spelunca visitati in Giudea (Interpretatio, 105).

Il natale del santuario di Fauno Luperco (due generazioni prima della guerra di Troia), il natale/epifania di Romolo (nell´VIII secolo a.C.), il natale della Roma imperiale (nel 27, con ludi Saeculares nel 17 a.C.) e il natale/epifania di Cristo (celebrato nel 326 d.C., o poco dopo) formano una stratificazione di eventi fondanti per l´Occidente, tutti concentrati in un piccolo luogo - la Roma Quadrata di Augusto - epicentro di Roma e dell´impero.





fonte:  La Repubblica, 22 dicembre 2007